F Furore

Da Amalfi, lasciata la statale 366 che conduce ad Agerola, a sette chilometri dagli scogli della Divina Costiera tra i tornanti da Amalfi, che si aprono nel vallone in cui praticamente si è immersi, su un pendio intensamente coltivato a vite, olivo e limoni si arriva a Furore. Furore, "il paese che non c'è", è uno "sparso abitato" aggrappato ai fianchi dei Monti Lattari, digradanti verso il mare. Il suo antico nome Terra Furore deriva dalla particolare furia delle onde che s'incanalavano nel Fiordo e battevano sull'alta scogliera, specie nelle notti di tempesta.
Il suo fiordo rappresentò in epoche antiche un porto naturale - ma solo in tempo di bonaccia! - nel quale si svilupparono intensi traffici e si attivarono cartiere e mulini, alimentati dalle acque del ruscello Schiato. La sua posizione collinare, a mezza costa, offre visioni panoramiche mozzafiato.
Di particolare fascino è la cosiddetta galleria a cielo aperto, costituita da oltre cento opere pittoriche (murales) e scultoree, realizzate da artisti di tutto il mondo e che ha trasformato Furore in un 'paese dipinto'.
Lo sviluppo turistico è in fase avanzata e punta alla strategia del 'paese albergo', con un'ospitalità diffusa, che valorizza tutte le risorse disponibili: ambiente, gastronomia, arte, artigianato, cultura. Una meta ideale per turisti colti e consapevoli.